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Un Passo Oltre

Durata: 
60-90 min
Argomenti affrontati : 
Comunicazione
Dinamiche di gruppo
Sviluppo personale

lo strumento è un training teatrale, quindi lo strumento siamo noi, noi e i nostri corpi; riconoscere l'importanza della rarità che siamo, riconoscere che non esiste nessun altro simile a noi, e che nei corpi negli occhi degli altri ci possiamo specchiare

Finalità: 

Usato come strumento maieutico, il teatro fa scaturire i problemi sociali e collettivi.I “giochi-esercizi", le improvvisazioni e le varie tecniche di "presenza” sono una serie di strumenti che mirano a sciogliere le “meccanizzazioni” del nostro corpo/mente/emozione che sono cristallizzate nella cosiddetta “maschera sociale”. Essi si basano sull’ipotesi che “tutto il corpo pensa”, cioè su una concezione dell’uomo visto come interazione reciproca di mente, corpo ed emozioni, quindi questo è un metodo che permette di affrontare percorsi educativi e formativi in modo attivo.

Metodologia: 

Il training Teatro Educazione ha come sua specifica caratteristica quella di essere poco sistematizzato/bile e definibile attraverso i comuni linguaggi che servono a definire i “metodi”. Il training è un contenitore che può essere di volta in volta ridefinito in base alle esigenze del gruppo, e fa della sua stessa imprevedibilità il suo pregio. Il lavoro in training si propone di far emergere le modalità di relazione funzionali, sostenere interazioni pacifiche e costruttive operando con pratiche di simulazione, role-playing e teatro. Il training viene usato per analizzare le necessità di cambiamento e analizzare noi stessi in connessione a tale cambiamento. Il nostro comportamento è influenzato dalla società, ma è il nostro comportamento che permette alle cose di andare avanti. Il training è un momento dove possiamo esplorare tutte queste connessioni e sperimentare i cambiamenti vivendo l'esperienza in prima persona. Il Training permette di imparare con tutta la persona, non solo con il cervello, ma anche con i sentimenti, non solo con la parte positiva, ma anche guardando dentro quella negativa, non solo analizzando quello che si sa già, ma anche attraversando nuovi confini, camminando su nuove terre e scoprendo altre possibilità.

Processo per fasi: 
  • Il gruppo attende fuori la stanza delle attività, la stanza è chiusa e il setting non è visibile.
  • I partecipanti entrano nella stanza che deve essere totalmente vuota e capiente, la musica fa da sottofondo.
  • Quando tutti sono entrati inizia il training con camminate  ed incontri, il trainer invita, senza parole ad incontrarsi, a stringersi la mano, e allontanarsi per arrivare ad altri momenti di incontro sempre più profondi. Il lavoro verterà sulla propriocezione, sulla percezione dello spazio e del proprio corpo nello spazio.
  • Il gruppo, sempre senza parole, sarà diviso in due, il trainer mostrerà quali sono le azioni da compiere: esercizi di ascolto, improvvisazioni, creazioni collettive con il corpo, ascolto delle proprie tensioni e delle proprie sensazioni.
Esiti: 

Quello che ci attendiamo è che i partecipanti si emozionino, si imbarazzino, si ascoltino e ascoltino gli altri, che abbiano più consapevolezza del proprio corpo e delle loro potenzialità, che sappiano cogliere il rischio dell'improvvisazione e ascoltino quanto potere muovono anche stando immobili, che sappiano mettersi nei panni degli altri.

Valutazione: 

Lo strumento è stato oggetto di valutazione in vari ambiti e differenti contesti, sia dai componenti della nostra associazione sia da partecipanti che lo hanno tramesso nei propri lavori. I vantaggi manifesti sono: la facilitazione della formazione del gruppo, la presa di coscienza del proprio corpo e delle proprie emozioni, sviluppare empatia e assertività.Il metodo training è impegnativo fisicamente ed emozionalmente, i partecianti devono essere disponibili a mettersi in gioco e in relazione.E' un metodo che può mettere in "crisi", questo non deve far paura poiché la crisi è l'inizio del cambiamento.

Note per un uso ulteriore: 

Al gruppo, quindi ad ogni partecipante, verrà offerta la possibilità di fruire di un processo di trasmissione nell’ambito di una tradizione artistica come quella del teatro, toccando tecniche tratte dal Teatro dell’Oppresso, dal Teatro Educazione, dal Teatro Labirinto, e dal Living Theatre. Si avrà particolare attenzione, nel processo di trasmissione, per le diverse modalità di integrazione psico-fisica di ciascun partecipante. In linea con il metodo training andremo verso la possibilità di fare dell’azione dell’educare un’arte, ciò dipende da quanto l’educatore è in grado di vivere egli stesso la proposta e di conseguenza farla  rivivere, ai partecipanti, come un’esperienza e non come tecnica o un metodo. Le diverse tecniche creative, assumeranno un chiaro strumento di ricerca. Questo modello formativo, non vende strumenti educativi e/o giochi da riproporre in qualsiasi contesto, ma offre la capacità di creare esperienze. Con il supporto di alcuni principi di presenza scenica, offerti metodo, il corpo potrà essere riscoperto nelle sue capacità sensoriali ed espressive attraverso la messa in scena dei propri vissuti. Nel percorso è quindi implicita l’educazione alla sensorialità e alla percezione del proprio movimento corporeo e vocale che implica un minuzioso lavoro pre-espressivo. L’obiettivo è quello di rendere armonico il rapporto tra corpo, voce, mente, nella relazione con gli altri, con sé stesso e la propria creatività interpretativa. Interpretare il sé al di fuori di sé.Gli effetti del lavoro di gruppo continuano a produrre risultati sul singolo, in quanto gli stimoli ricevuti entrano a far parte di un’esperienza profonda che la persona può integrare nella vita di tutti i giorni. L’esperienza di studio teatrale non produce diagnosi, né interpretazioni psicologiche, ma rafforza nuove visioni di sé. Il lavoro dell'attore è una meravigliosa scuola di auto-consapevolezza. Ed è proprio in questa pratica che l'arte dell'attore trova un profondo punto d'incontro con l'arte della vita. 

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